SPEDIZIONI SEMPRE GRATIS IN ITALIA!

La Storia di Marphis – Puntata 1

Parliamo di trentenni, o meglio della fascia di ragazzi
compreso tra 25 e 35 anni. Parliamo della storia di Marphis,
come tutto ha preso forma.

Entrando più in dettaglio il tema trattato è l’abbigliamento,
o come meglio potremo interpretare di stile nel vestire.
Estate 2014
Fine di 11 mesi da progettista elettrico in un’azienda della Val di Sangro
(per chi non sapesse dov’è, ci troviamo in provincia di Chieti, Abruzzo,
tanto per usare un attimo Google maps visto che Abruzzo e Molise viaggiano
alla stessa velocità nella mente delle persone).

Ingegnere elettrico di belle speranze, si trova ad attendere con ansia la fine
di un contratto a progetto e nuovi positivi auspici per il futuro.

Come tanti ragazzi, il mondo di oggi
in tema di lavoro è cosa nota a tutti, quindi non voglio deprimervi
già all’inizio della lettura 😉
Per farla breve, non vengo chiamato, anzi, non mi danno nessuna notizia,
nemmeno il classico: ‘…le faremo sapere’

200w_d

L’angoscia è tanta, ma prevedendo questo stato, ho deciso di farla
finita con questo mondo di “ Si Signore…” per un posto di lavoro
da impiegato in azienda. Allora si torna alla base, dove si è nati
e cresciuti: nella piccola azienda di famiglia.
Come tutte le piccole realtà, quando si lavora in famiglia non
puoi permetterti di ‘fare il compitino’ da ingegnere e via.
Bisogna fare tutto quello che c’è da fare, per farla breve: addio
lavoro ben pagato da ingegnere 40 ore settimanali 3 settimane
di ferie all’anno.
Ma sono fiero di questa scelta, anche perché non sono uno
che se la prende tanto con il destino…”…così doveva andare,
allora diamo il meglio per l’inizio (continuo) di questa nuova
avventura”.

Momento.
Da quando ero piccolo ho sempre pensato che quello di mio padre
era il mio futuro, il mio lavoro. Non ho mai pensato: da grande
voglio fare il musicista professionista (anche se ho suonato piano
prima, e chitarra poi, per circa 14 anni), non lo so perché, forse
tutte le attività che nella mia mente non erano considerate un
lavoro (musica, calcio, hobby in genere…) erano semplicemente
uno svago perché il lavoro era quello classico.
A 14 anni ho iniziato a lavorare, o meglio a fare l’apprendista
al ‘mastro’, senza pressioni paterne. Lo facevo con voglia ed
orgoglio.
Finita la scuola, fine giugno si iniziava con il classico lunedi-venerdi
fino alla prima settimana di agosto.
Ovviamente da mente deviata fin da bambino, all’università cosa
si andrà a studiare? Medicina? Giurisprudenza?
Ma noooo!
Guarda popodimenoche: INGEGNERIA!

Ecco, questo è stato l’inizio della fine. TI fai il mazzo, e fidati amico,
ti fanno il mazzo. Quando esci da Ingegneria ti senti padrone
del mondo lavorativo, ti credi Cristo che va in fabbrica
a spiegare al mondo dei lavoratori la via della scienza.
Ma non è che lo pensi tu perché sei nato svelto, lo pensi
perché te lo fanno credere. Quando sei lì dentro ti fanno
il lavaggio del cervello: “….sarete i manager del futuro!”

200w_d (1)

Osservazioni che possono anche essere vere, ma non
parlano di realtà: lavori con contratti a progetto, paghe
che non ti dico (ps. Ovviamente sto parlando della realtà
che ho vissuto io ed altri miei amici-colleghi, se tu che
stai leggendo prendi almeno 2500€/mese e sei felice del
tuo lavoro sono sicuramente invidioso di te 😉 ).
E si amico, questa è la realtà. Ma non si molla un cazzo.

Perché nella vita non è detto che tu debba fare il lavoro
per cui hai studiato una vita 😉

Se da ramo paterno ho assorbito i miei sogni di gloria da
ingegnere, da madre materna ho assorbito il gusto, il piacere
e la dedizione per l’abbigliamento.

Mia madre era (è) una casalinga che faceva maglie di lana
in un ripostiglio di casa. Aveva una macchina da maglieria
della Brother, modello KH 830 (o meglio, adesso del modello
non ne sono sicuro).

Chi conosce questo tipo di macchine sa benissimo il bel rumore
di questa splendida macchina. La mia infanzia
l’ho trascorsa insieme a mio fratello tra gomitoli di lana e il rumore
della Brother, un rumore non proprio bellissmo, ma proprio
come l’officina era diventata una parte di me.

Con il ‘fermagomitoli’ di carta rossa ci facevamo la fascetta da capitano,
perché ci credevamo un po’ Beppe Signori (vabbè, fantasie di bambini).
Da lì, il ben vestire era entrato a far parte di me, vuoi che
hai una nonna sarta e una madre che fa maglie.
In teoria l’idea di creare un qualcosa di mio, in tema di abbigliamento
c’è sempre stata da quando ho iniziato a frequentare lo stadio e la
curva.
Ci troviamo agli inizi del 2000, 15-16 anni. La curva e i movimenti

Ho letto una miriade di libri, iniziavo a vestire ‘casual’: le prime
felpe Lonsdale, le Dottor Martens, Ben Sherman. Per me era vestirsi
in modo stiloso.

Ad accompagnare il tutto c’erano gli Oasis, la band che più ha
rappresentato i ragazzi della mia età ed un intero mondo
che vedeva la vita come loro.

200w_d (2)
Ritornado all’idea del creare un brand era assurdo, anche perché
io dove studiare per diventare un ingegnere.

Perché nasce il progetto Marphis?
Perché era il momento di creare un capo adatto ad un ragazzo
della mia età, o meglio, ad un ragazzo non più teenager.
Molto spesso oggi quello che trovi nei negozi di tendenza
sono capi ‘alla moda’, ci mancherebbe, ma la domanda che
ogni volta mi facevo era sempre la stessa?
“….mi posso comprare questa maglia bucata?”

giphy
Ti ricordi qualche anno fa andavano di moda le maglie bucate?
Questo è solo un esempio, ma un ragazzo che ha passato da un pezzo
i 18 anni non sempre vuole sembrare un adolescente.
Anzi, quasi mai.

Nel agosto 2014 è partito ufficialmente il Progetto Marphis Clothes.
Il contratto a progetto era al termine, i miei sogni di gloria da manager
che i prof mi avevano messo alla testa erano praticamente infranti.
L’idea di tornare a lavorare in famiglia mi rendeva orgoglioso
perché sapevo di essere cresciuto professionalmente, ma allo stesso
questa esperienza ha dato ufficialmente il ‘la’ a “Marphis Clothes”.

La missione era chiara: costruire un marchio d’abbigliamento semplice,
lineare, elegante anche se stiamo parlando sempre di una linea casual
sportiva. L’obiettivo era rendere felice un ragazzo non più adolescente.

giphy-downsized2

Benvenuto a bordo della nave che ti porterà verso il mondo Marphis Clothes,
questa è solo la prefazione di una lunga storia. La storia di ragazzi del 2017
che tra tanti dubbi, paure e pericoli hanno iniziato a mettere su cotone
i loro progetti per migliorare la vita dei ragazzi alla ricerca di semplicità ed eleganza.

Se vuoi vedere cosa disegniamo e poi passiamo per la giostra
della serigrafia, basta cliccare sul link qui sotto:

http://www.marphisclothes.com/it/marphis-shop/

Alla prossima puntata,
alla tastiera Francesco Marfisi
Marphis Clothes
Semplici ed Elganti

Share this post
  , ,


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *